La Madre e la Figlia

“…Che cos’è questo legame tra me e te? Che cos’è questo filo che ci unisce che non inizia da te e non finisce con me, ma passa attraverso tutte le Madri e tutte le Figlie dall’inizio alla fine dei Tempi? Madre, dimmi, pensi che sia la Vita?…”

C’era una volta una Madre che aveva un grosso fardello sulle spalle, un fardello pesante buio e doloroso che a fatica rimaneva dentro il grosso sacco nero in cui lo aveva rinchiuso. Capitava spesso che gocce maleodoranti e vischiose sfuggissero al controllo della Madre e andassero a scivolare sul corpo della Figlia che, ignara, sentiva questo liquame caldo che la avvolgeva e le sembrava fosse un amico. Il problema era che questo liquame lasciava delle macchie scure sulla pelle delicata della bambina, macchie invisibili inizialmente, ma che venivano alla luce con il passare del tempo. Da molto piccola la Figlia non si rendeva conto di quanto accadeva e accettava tutto quanto veniva dalla Madre come oro: lei era tutto, era la vita, il calore, il nutrimento, la protezione. Lei era la dea dell’esistenza. Crescendo poi, la Figlia cominciò ad accorgersi della presenza di alcune macchie sulla sua pelle, macchie non belle, di cui si vergognava, ma di cui ignorava l’origine. Provò a lavarsele via, sfregò, sgurrò fino a farsi sanguinare la delicata pelle, ma niente. Una volta cicatrizzate le ferite le macchie ricomaprivano inesorabili. Questo la costringeva a coprirsi, a nascondere la sua pelle bianca con ogni tipo di tessuto. Nessuno l’aveva mai vista a pelle scoperta. Per cercare di guarire da queste macchie andò da dottori e luminari della scienza, sperimentò tutte le cure più all’avanguardia, ma nessuna ebbe successo.

L’unica cosa che non fece mai fu di parlarne con la Madre.

Il fardello intanto cresceva con il passare del tempo. Nel grande sacco nero sulle spalle della Madre andavano a depositarsi sempre più scorie prodotte dalla vita che scorreva: rancori, tristezze, rabbie, malinconie… tutto veniva affastellato alla rinfusa e i buchi nel sacco erano sempre più grandi. Un giorno la Figlia divenne madre a sua volta e fu allora che si accorse del fardello sulle spalle della Madre. Fu un attimo, un lampo di luce illuminò quell’ammasso nero informe, e lei potè rendersi conto della realtà. Si accorse anche che dal sacco usciva un liquame vischioso che lasciava macchie su tutto ciò che toccava. Si guardò la pelle delle braccia orrendamente deturpata e riconobbe improvvisamente l’origine del suo male. Sentì anche molto dolore per la Madre e capì la sua fatica. Tornò dai grandi luminari e spiegò con trasporto e speranza che aveva scoperto l’origine del suo male. Provò di nuovo con le cure più all’avanguardia, provò con medicamenti e magie. Ma di nuovo, nulla servì.

L’unica cosa che non fece mai fu di parlarne con la Madre.

Passarano molti anni, tanti da rendere necessario al respiro di rallentare e alla pelle di rilassarsi. La Madre era diventata una vecchia signora stanca. Il sacco nero era sempre lì, sulle sue spalle, più pesante che mai e le rendeva sempre più difficile camminare. Un giorno, si accorse che anche la Figlia camminava a fatica e che di tanto in tanto si fermava per respirare e aggiustare qualcosa. “Che cosa fai quando ti fermi?” chiese un giorno alla Figlia. “Metto le toppe al mio sacco nero, perchè non voglio che quello che c’è dentro cada sulla mia creatura”. Fu come un lampo, un’improvvisa rivelazione. La Madre capì. Per la prima volta nella sua vita si fermò e depose il fardello accanto a sè. Stava lì, pesante e scuro, pieno di buchi. Lo vide per la prima volta in tutta la sua maleodorante realtà. Ecco perchè la vita mi era così penosa, pensò. E cercò aiuto.

Fu così che venne a scoprire l’esistenza di alcune persone che ogni giorno svuotavano i fardelli degli altri, era il loro lavoro, e lo facevano con gioia. Li chiamavano gli Spazzini  del Buio. Ormai allo stremo delle forze, andò da uno di loro, sulla collina lontano dal traffico della città. Era un piccolo uomo con la barba e i capelli bianchi, molto silenzioso ma con occhi vispi. Lei ci andò disperando di trovare sollievo, spinta solo dalla consapevolezza che le sue forze erano allo stremo. Lui la invitò con un cenno a sedersi sull’erba e lei seguendo il suo istinto rovesciò con forza tutto il fardello che aveva sulle spalle. Lo rovesciò lì, per terra, davanti al piccolo uomo che sapeva esattamente cosa fare. Il contenuto del sacco nero si sparse a terra, uscirono serpenti, ragni, ombre e fantasmi, ma nulla lasciò traccia sul terreno perchè il piccolo uomo raccolse tutto quanto con cura e ad ogni cosa diede un nome. La Madre si sentì improvvisamente più leggera e libera. Abbracciò il piccolo uomo e ripese il suo cammino di Madre con un sorriso sul volto.

Nello stesso momento a casa sua, la Figlia sentì un brivido sulla pelle. Si guardò le braccia e vide che le macchie stavano sparendo. Lentamente diventavano sempre più chiare fino a lasciare la pelle del suo vero colore. Quale miracolo si è mai compiuto? si chiese la Figlia. Nessun luminare mi aveva mai guarito da queste macchie e ora improvvismente scompaiono?

Una cosa che fece ora, fu di parlarne con la Madre.

Madre cosa è successo?

Figlia, risponde la Madre, quelle macchie non erano tue, ma mie. Sono cadute su di te dal sacco del mio dolore. Ora questo dolore non c’è più. Ho deposto le paure e affrontato i mostri del passato. Ho lottato con i fantasmi del mio cuore e li ho visti diventare polvere. Mi sono ripresa il male che ti avevo passato e l’ho lasciato andare. Così ora la tua pelle è libera. Puoi essere quello che sei. Senza doverti nascondere.

Poi prese dalle spalle della Figlia il sacco nero e lo depose per terra. Insieme lo aprirono e con stupore videro che era vuoto. Ora tutto era a posto, ogni cosa aveva trovato un nome. La Madre si sedette sull’erba e disse alla Figlia di andare. Sentiva che la pace stava arrivando finalmente nella sua Anima.

L’ultima cosa che la Madre vide fu la Figlia che camminava leggera con la sua creatura per mano. Il Sole alto all’orizzonte.

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