“Il vuoto del cuore” e i disturbi d’ansia. Una visione integrata tra medicina cinese e psicoterapia

Sono una psicoterapeuta occidentale, con riferimenti e valori legati alla cultura occidentale, ma sempre più spesso mi trovo a condividere ed accogliere nel mio lavoro e nella mia vita princìpi delle filosofie orientali. Trovo infatti che in queste tradizioni millenarie risieda una saggezza che ci riporta alla nostra origine di esseri “naturali” e che ci fa dunque riscorprire la nostra vera natura. Uno dei grandi mali della cultura industriale è che ci allontana dalla nostra vera essenza, sradicandoci dai nostri bisogni più profondi per indurcene altri legati al consumo e alle necessità del mercato. Abbiamo quindi molto bisogno di fare un viaggio all’indietro, per ricordarci da dove veniamo e come siamo fatti.

Qualche tempo fa ad un convegno sull’integrazione tra medicine orientali ed occidentali organizzato dalla Scuola Tao di Bologna, ho avuto modo di ascoltare un’illuminante riassunto fatto dal prof. Muccioli, sul ruolo del Cuore nel nostro equilibrio psico fisico ed emotivo. Cerco di riportarlo qui in maniera semplificata perchè spiega molto bene ciò che possiamo fare per raggiungere una serenità nella vita quotidiana e quali sono i mezzi per raggiungerla.

La cosa fondamentale da cui partire è la consapevolezza che il cuore per funzionare bene deve essere VUOTO. Ma che cosa vuol dire questo Vuoto? Capiamo intuitivamente che questa è una cosa vera anche da un punto di vista semplicemente fisico e strutturale. A pensarci bene il nostro cuore è formato da atri e ventricoli che non fanno altro che far passare il sangue, ma l’organo cuore in effetti è costituito da cavità di per sè vuote (e se non lo fossero sarebbe un problema!). A livello emotivo questa cosa potrebbe essere più difficile da comprendere. Per semplificare partiamo da un’immagine: l’ideogramma della parola cuore che è riportato all’inizio di questo articolo.

Gli ideogrammi rappresentano in modo simbolico ciò che significano e contengono in sé la conoscenza della cultura da cui originano. Analizzando quindi gli ideogrammi si possono ritrovare i concetti e la saggezza delle antiche filosofie cinesi, che cercavano di spiegare la realtà del mondo esterno ed interno a partire dall’osservazione della natura, degli animali e degli esseri umani.

Osservando l’ideogramma del Cuore, si può vedere che è composto da una coppa e da tre segni che vanno verso il basso, di cui due cadono fuori dalla coppa. Il segno di destra rappresenta le Emozioni (Benshen) e il segno di sinistra rappresenta le Conoscenze e le esperienze (Shishen). In entrambi i casi questi due elementi non devono essere eccessivi. La tradizione afferma che se nella vita si seguono le emozioni, queste portano alla follia, mentre un eccesso di conoscenze e la loro teorizzazione in ideologie porta alla rigidità. La via da seguire quindi è la via centrale, cioè Yuanshen che rappresenta la nostra origine, l’essenza della persona, il nostro shen originale. YuanShen è la forza che ci spinge a crescere, indipendentemente dal passato. Quello che facciamo oggi nasce dalla spinta alla vita. Se guardiamo indietro a come eravamo 20 anni fa ci rendiamo conto che siamo cresciuti, anche senza una nostra volontà attiva. E’ importante sentire ed essere consapevoli di questa spinta vitale che ci porta avanti. Solo seguendo la via centrale dello Yuanshen si può arrivare all’illuminazione. Questa  è la via, l’essenza che spinge per farci crescere e diventare più profondi, per allargare le nostre vite.

Quindi, quello che l’ideogramma cinese del cuore, con tutta la filosofia che ci sta dietro, vuole farci capire è che solo prendendo contatto con la nostra essenza più vera possiamo avere un cuore in grado di essere se stesso, cioè in equiibrio e pacificato. Se abbiamo troppe emozioni e troppe conoscenze saremo sempre inquieti e in qualche modo “sradicati” dalla nostra vera essenza. Anche nella nostra cultura, intuitivamente abbiamo questa consapevolezza, quando usiamo espressioni del tipo: “Avere il cuore gonfio” “Togliersi un peso dal cuore” ecc..

Importantissimo allora tenere sempre presente nella nostra vita che:

EMOZIONI E CONOSCENZE CI GUIDANO, MA NON SONO LA NOSTRA ESSENZA!

Nella pratica clinica e nella vita quotidiana ci possiamo rendere conto dell’importanza di questo concetto. Infatti l’origine di molti disturbi d’ansia risiede proprio nello sradicamento dalla propria essenza. Ci si può sradicare da se stessi in molti modi, ma principalmente i due più importanti sono: focalizzarsi sul futuro e non accettarsi

Il primo modo fa sì che siamo costantemente preoccupati per ciò che accadrà in un momento successivo a quello presente, anticipa quindi difficoltà, suscita paure, crea scenari mentali in cui capitano cose negative, predisponendo il corpo e la mente ad affrontare situazioni difficili e spiacevoli. Questo meccanismo può attivarsi anche senza delle minacce reali concrete, e può manifestarsi con diversi livelli di intensità, dall’ansia lieve, alle fobie, fino all’attacco di panico che porta con sè la paura di morire e l’evitamento delle situazioni considerate a rischio.

Il secondo modo fa sì che puntiamo ad un ideale lontano da come siamo realmente e ci porta quindi a svalutarci e a non essere consapevoli delle nostre reali risorse. Questo è un meccanismo molto comune nella nostra società, in cui siamo circondati da modelli spesso irraggiungibili e irreali trasmessi dai media e dai social network. Inoltre è fondamentale  fare i conti con la propria storia e considerare che tipo di credenze si sono assorbite su di sè attraverso l’educazione e le esperienze di vita. (quanto valgo? sono degno d’amore o sono una persona che non merita nulla? se ottengo qualcosa di positivo avrò poi una punizione?….) Questo modo più subdolo di sradicarsi da se stessi è più difficile da scoprire e da portare alla consapevolezza perchè è in qualche modo profondamente radicato anche nella nostra cultura religiosa, che ci trasmette l’idea che nasciamo già bisognosi di redenzione e quindi intimamente sbagliati. Questo è lo scoglio che tutte le psicoterapie devono affrontare, quello del fare pace con se stessi, del riuscire ad amarsi con tutti i pregi e i difetti che in quanto esseri umani ed imperfetti abbiamo.

Quindi, riassumendo, si può dire che l’Ansietà è un distacco dalla materia, uno SRADICAMENTO dal presente e dalla realtà di sé.

Nella società di oggi è difficilissimo ricordarsi chi si è e ritornare alla propria essenza. La tecnologia moderna con messaggi e immagini ci porta lontano, ci porta ad essere sempre sradicati dal presente e da noi stessi. Per ritrovare un equilibrio e abbassare il livello di ansia occorre stare radicati in se stessi

Ogni psicoterapia ha le sue metodologie per trattare le sindromi di ansia e il problema dell’amore per se stessi, ma sempre di più ci si rende conto che la sola analisi verbale non è sufficente. Occorre entrare nella interiorità profonda della persona, in quel luogo in cui la razionalità non è più padrona, ma in cui  vengono a galla i meccanismi inconsci dell’istinto e della saggezza interiore.  Ci sono molti metodi che aiutano in questo e ormai si parla di approcci intergrati che utilizzano pratiche mutuate anche dalle discipine orientali.

Come abbiamo visto la visione orientale fin qui descritta ci dice che per guarire dalla sindrome dello sradicamento da se stessi  la strada maestra è AVERE UN CUORE VUOTO

A livello intuitivo e immaginativo è un po’ quello che accade quando in un momento di difficoltà arriviamo a toccare il fondo, e per risalire dobbiamo liberarci dalla zavorra. Ppossiamo però agire prima di arrivare a toccare il fondo, ma come?

Come si fa ad avere un cuore vuoto?

Uno strumento indispensabile è la MEDITAZIONE.

Attraverso la meditazione possiamo fare silenzio nella mente e svuotare il cuore dalle mille “invasioni” quotidiane di pensieri ed emozioni che lo sovraccaricano, riesco a sentire CHI SONO, MI OSSERVO MI ASCOLTO. Ricontatto la mia essenza.

Andando in profondità e ricontattando la vera essenza di sé, si capisce che non c’è bisogno di desiderare né di conoscere

Certo, non è semplice, ci sono difficoltà legate alla natura della mente e alle nostre abitudini, ma con l’allenamento ce la si può fare. Nel momento in cui portiamo attenzione alla nostra posizione e al respiro, è già cominciata la trasformazione.

Questo lo si vede spesso con i pazienti che arrivano carichi di ansia e dolore. La prima cosa è fermarsi e respirare, accogliere e svuotare. Tutto il resto viene dopo.

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